Novrium Logo NOVRIUM_
HOME TRENDS CHI_SIAMO CERCA

Ok di Khamenei a trattare con gli Usa, il petrolio crolla del 6,7%

AUTORE: Redazione Novrium //
Ok di Khamenei a trattare con gli Usa, il petrolio crolla del 6,7%
Alla vigilia delle elezioni di midterm americane, Teheran manda un segnale oltreoceano che potrebbe riaprire la strada alla diplomazia nel conflitto tra Stati Uniti e Iran. La Guida suprema, Mojtaba Khamenei, ha concesso al governo della Repubblica islamica il potere di trattare con Washington. A riferirlo è stato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, in un incontro con governatori e sindaci delle grandi città, spiegando che il governo cerca di risolvere la situazione attraverso il dialogo.

Lo spiraglio ha prodotto un effetto immediato sui mercati. Le speranze di una ripresa concreta dei negoziati hanno fatto crollare il prezzo del petrolio: il Wti ha perso fino al 6,7% scendendo a 97,1 dollari al barile, mentre il Brent ha toccato un minimo di 105,86 dollari, in calo di circa il 6,7%. Il greggio ha raggiunto il livello più basso da oltre due settimane, mentre le compagnie aeree hanno visto salire i propri titoli e i rendimenti dei titoli di Stato britannici a dieci anni sono scesi al livello più basso dal 22 settembre.

I negoziati, mediati dal Qatar e dal Pakistan, riguardano una bozza di accordo. L'Iran ha presentato agli Stati Uniti un piano in due fasi per la de-escalation. Nel primo giorno Washington dovrebbe attuare una serie di misure, mentre nel secondo lo Stretto di Hormuz verrebbe riaperto e il transito tornerebbe alla normalità. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha spiegato che la riapertura è subordinata all'accettazione delle condizioni poste da Teheran, tra cui la cancellazione delle nuove sanzioni, la riduzione delle forze statunitensi ai livelli precedenti alla guerra iniziata il 28 febbraio, la revoca del blocco navale e l'attuazione delle esenzioni sulle sanzioni petrolifere.

Araghchi ha affermato che il piano è chiaro e che le condizioni sono eque per una soluzione diplomatica, aggiungendo che ora la palla è nel campo di Washington. Ha però avvertito che la Repubblica islamica è pronta a entrambi gli scenari, quello diplomatico e quello militare.

Dall'altra parte, il presidente statunitense Donald Trump ha assunto toni duri durante la campagna elettorale, affermando che l'Iran riceverà "il martello" se non ci saranno progressi. Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che Trump preferisce non usare la forza militare e risolvere il conflitto per via diplomatica. Gli analisti restano cauti: secondo Chris Beauchamp di IG il rischio di una nuova escalation dopo il voto di midterm non è escluso, e Ryan McKay di TD Securities ritiene che, finché non ci sarà una conclusione concreta del conflitto, il premio al rischio non verrà eliminato dalle sole notizie diplomatiche.