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Nordio: 'Condanna Stasi paradossale, legge va modificata'

AUTORE: Redazione Novrium //
Nordio: 'Condanna Stasi paradossale, legge va modificata'
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha espresso forti dubbi sulla condanna di Alberto Stasi nel caso Garlasco, definendola 'paradossale' e chiedendo una revisione della legislazione. Durante un intervento alla Scuola superiore della polizia penitenziaria, ha sottolineato che una persona assolta in primo e secondo grado non dovrebbe poter essere condannata senza nuove prove. La Cassazione aveva disposto tre nuove perizie, tra cui l'analisi del DNA sulle unghie di Chiara Poggi, ma il ministro ha evidenziato l'incongruenza del sistema giudiziario italiano rispetto a modelli stranieri.

Il legale della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni, ha risposto alle critiche del ministro, sottolineando che il processo d'Appello bis non fu una semplice rilettura degli atti, ma un'istruttoria integrata con nuove evidenze, come la bicicletta nera di Stasi. Ha ricordato che il processo durò otto mesi e che le nuove prove furono richieste esplicitamente dalla Cassazione. Tuttavia, Nordio ha espresso perplessità anche sulla situazione attuale, dove un nuovo indagato, Andrea Sempio, è al centro di un'indagine che potrebbe implicare un autore diverso dal precedente condannato.

L'accento del ministro è caduto su un'ulteriore anomalia: come una persona possa aver scontato una lunga pena mentre un altro è indagato per un reato simile, senza chiarezza sulla dinamica del delitto. Il legale di Sempio, Liborio Cataliotti, ha condiviso le preoccupazioni, sottolineando che un nuovo processo a carico di una persona diversa da un condannato per reato monosoggettivo sarebbe 'incostituzionale o da modificare'. Esperti hanno criticato il sistema processuale italiano, accusandolo di favorire errori giudiziari a causa di un'asimmetria tra accusa e difesa.

Il caso Garlasco ha suscitato dibattiti anche su altre vicende, come l'indagine sulla banda della Uno Bianca, con il deputato Andrea De Maria che ha chiesto al ministro informazioni sulla semilibertà di Alberto Savi, capo dell'organizzazione criminale. Il dibattito ha messo in luce le fragilità del sistema giudiziario, con richieste di riforme per evitare situazioni che mettono in discussione la certezza della legge.