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NAZA: Il documentario israeliano che svela il genocidio di Gaza a Venezia

AUTORE: Redazione Novrium //
NAZA: Il documentario israeliano che svela il genocidio di Gaza a Venezia
Il film documentario "NAZA" ha ottenuto un applauso di 25 minuti alla Mostra del Cinema di Venezia, suscitando dibattito internazionale. Realizzato da Yuval Abraham e Rachel Szor, autori del premio Oscar "No Other Land", il film raccoglie testimonianze di ventiquattro ufficiali dell'intelligence e soldati israeliani che descrivono i meccanismi del conflitto in Gaza. Girato in segreto sui tetti di Tel Aviv, il documentario nasconde le identità degli intervistati attraverso alterazioni digitali, enfatizzando il tema del silenzio e della responsabilità collettiva.

Il titolo "NAZA" è un acronimo militare israeliano per indicare il "danno collaterale", un termine che il film utilizza per denunciare l'uccisione sistematica di civili. Gli intervistati rivelano l'uso di sistemi di intelligenza artificiale per identificare bersagli, spesso con conoscenza precisa dei civili presenti. Il documentario si ispira alla lezione di "La zona d’interesse", con un approccio che mantiene le vittime fuori campo ma mai fuori mente, concentrando l'attenzione sui meccanismi del potere.

I registi hanno scelto di non indagare le motivazioni individuali degli intervistati, preferendo enfatizzare la struttura sistemica che permette il genocidio. "Il nostro obiettivo è mostrare come il sistema abbia ucciso più di 70.000 palestinesi, non le singole azioni", hanno sottolineato. Il film, prodotto da The Guardian e Jonathan Glazer, è stato inserito in concorso alla Mostra come unico documentario in lizza per il Leone d’Oro, rientrando nel dibattito politico e umanitario sul conflitto.

La presentazione a Venezia ha suscitato reazioni contrastanti, con accuse di antisemitismo rivolte ai registi. Tuttavia, gli autori hanno ribadito il loro diritto di denunciare le violazioni dei diritti umani all'interno della loro società. Il film, in un'epoca di grandi dati e algoritmi, mette in luce come la tecnologia possa trasformare il massacro in un'operazione amministrativa, richiamando l'attenzione su un tema che rimane al centro del dibattito globale.