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Midterm 2026, i democratici conquistano il Congresso e Trump perde la maggioranza

AUTORE: Redazione Novrium //
Midterm 2026, i democratici conquistano il Congresso e Trump perde la maggioranza
Alle elezioni di metà mandato del 3 novembre 2026 i democratici hanno conquistato la maggioranza in entrambe le Camere del Congresso americano, la Camera dei rappresentanti e il Senato. Per il partito del presidente Donald Trump si tratta di una sconfitta netta: è la prima volta dal 2006 che, dopo le midterm, il partito del presidente perde il controllo di entrambe le camere. Il voto è stato segnato dall'insoddisfazione per la guerra in Iran, dai rincari della benzina, dalle pressioni sull'inflazione e dalla stretta sull'immigrazione.

La notte del voto la Casa Bianca è stata scossa dal clima cupo. Secondo quanto riportato, Trump si sarebbe chiuso nella residenza privata, mentre collaboratori e alleati attendevano i risultati in una festa nella East Room. Nelle ore successive il presidente ha attribuito la sconfitta ai candidati e ha pubblicato sui social un'immagine di un cappellino rosso con la scritta VETO. Il giorno dopo ha dichiarato di non vedere la sconfitta come una bocciatura personale, sostenendo che i democratici hanno fatto un buon lavoro e che i candidati repubblicani sono responsabili delle perdite. Lo staff della Casa Bianca ha risposto con il messaggio "Trump è ancora il vostro presidente".

Tra i Repubblicani cresce la rabbia verso il presidente. Un importante lobbista texano ha parlato di un rifiuto totale della figura di Trump, mentre un altro esponente del partito ha definito la sconfitta un disastro di primaria grandezza. Secondo alcuni, la politica economica, il basso indice di gradimento e la fissazione per i progetti edilizi a Washington hanno pesato sul risultato. Anche la campagna del candidato repubblicano in Texas, Ken Paxton, è stata criticata, e alla fine il democratico James Talarico ha vinto il seggio. In Texas i democratici non vincevano un seggio al Senato da quasi quattro decenni.

I dati sul voto mostrano uno spostamento significativo di giovani, elettori ispanici e afroamericani verso i democratici. Secondo un sondaggio AP, circa sette elettori under 30 su dieci hanno sostenuto il candidato democratico alla Camera, e sei ispanici su dieci hanno fatto lo stesso. Tra gli uomini afroamericani, solo circa uno su dieci ha scelto il candidato repubblicano.

Il ruolo di Elon Musk è stato uno dei temi della campagna. Il miliardario, che ha guidato il Dipartimento per l'efficienza governativa, ha donato centinaia di milioni di dollari ai repubblicani, con stime di almeno 474 milioni secondo i dati federali disponibili fino al 14 ottobre, facendo di lui il principale donatore del ciclo elettorale. Gran parte della somma è andata a sostegno di Paxton, ma il suo investimento non ha prodotto il risultato sperato. Musk ha commentato ironicamente sul social X che i suoi "laser interferenti" non avevano funzionato.

Sul piano istituzionale si apre una fase di forte tensione. Trump resta presidente e conserva i poteri costituzionali, incluso il diritto di veto, ma dal 3 gennaio dovrà confrontarsi con un Congresso controllato dall'opposizione, che potrà bloccare le sue iniziative e indagare sull'amministrazione. Il Senato resta un terreno difficile per la maggioranza, perché i repubblicani potrebbero usare il filibustering. Sul fronte economico, il nodo del tetto del debito potrebbe diventare il banco di prova più delicato: gli analisti prevedono un braccio di ferro che potrebbe agitare i mercati, ma che probabilmente si chiuderà con un compromesso.