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Meloni difende il decreto sicurezza: 'Norma di buon senso'

AUTORE: Redazione Novrium //
Meloni difende il decreto sicurezza: 'Norma di buon senso'
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha difeso il decreto sicurezza, definendolo una misura di 'assoluto buon senso' nonostante le critiche sulle norme relative ai rimpatri volontari. Durante un intervento al Salone del Mobile di Milano, Meloni ha spiegato che il governo sta lavorando a un provvedimento correttivo per modificare alcuni aspetti della norma, ma non intende cancellarla. La norma prevede un contributo di 615 euro agli avvocati che assistono migranti in fase di rimpatrio volontario, una misura contestata da avvocati, opposizioni e dal Quirinale.

Il governo ha annunciato l'intenzione di correggere la norma per allargare la platea dei destinatari del contributo, includendo mediatori e associazioni, e per modificare le condizioni di erogazione. Tuttavia, la premier ha sottolineato che la misura rimarrà in vigore, sottolineando la necessità di incentivare i rimpatri per rispettare gli obblighi europei. 'Non mi è esattamente chiara la ragione per cui riconosciamo il gratuito patrocinio agli avvocati che assistono i migranti in fase di espulsione, ma non a quelli che seguono i rimpatri volontari', ha dichiarato Meloni, difendendo la logica della norma.

Le opposizioni hanno accusato il governo di 'pasticcio' e di aver creato confusione con il provvedimento. Durante la discussione in Aula alla Camera, l'opposizione ha occupato i banchi del governo, provocando scontri e un clima teso. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha confermato l'intenzione di correggere la norma, ma ha sottolineato che il testo originale rimarrà invariato. Il Quirinale, invece, ha espresso riserve sulla misura, chiedendo di valutarne le modifiche prima del suo approvazione definitiva.

Nel contempo, il governo ha affrontato altre questioni di rilievo, come la posizione sull'operazione internazionale nello Stretto di Hormuz e le nomine in seno alle grandi aziende pubbliche. Meloni ha ribadito che l'Italia dovrebbe partecipare a una missione di sicurezza nel Golfo, ma solo se il Parlamento ne darà l'approvazione. Sul fronte delle nomine, ha posto pressioni su Giuseppina Di Foggia, chiedendole di scegliere tra la presidenza dell'Eni e l'indennità di fine mandato da Terna.