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Meloni condanna violenze durante le celebrazioni del 25 aprile

AUTORE: Redazione Novrium //
Meloni condanna violenze durante le celebrazioni del 25 aprile
Il 25 aprile, giorno della Liberazione dal nazifascismo, ha visto manifestazioni in tutto il Paese, ma anche episodi di tensione e violenza. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha condannato le aggressioni durante le celebrazioni, sottolineando che «se questi sono quelli che dicono di difendere libertà e democrazia, direi che abbiamo un problema». Nel discorso, ha citato gli attacchi a chi portava la bandiera ucraina, l'insulto alla Brigata ebraica e la distruzione di cartelli in ricordo delle Foibe.

Le manifestazioni sono state teatro di scontri tra gruppi di estrema sinistra e partigiani, con episodi di violenza come l'uso di spruzzi urticanti e l'attacco a manifestanti con bandiere ucraine. A Roma, il corteo dell'Anpi ha visto la presenza di bandiere palestinesi e di Hezbollah, mentre a Milano il blocco del corteo da parte di attivisti pro-Pal ha creato ulteriore tensione. Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha ribadito la condanna del nazifascismo, sottolineando che la Repubblica è nata «da una rottura netta con ogni forma di violenza politica».

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha sottolineato l'importanza della Resistenza come «impegno quotidiano» per difendere la libertà e la pace. Le celebrazioni, però, hanno evidenziato divisioni, con il Pd che ha criticato posizioni ambigue in Fratelli d'Italia e il Movimento 5 Stelle che ha espresso preoccupazione per le tensioni. La segretaria del Pd, Elly Schlein, ha affermato che «il fascismo non è un'opinione ma un reato», richiamando la necessità di sciolgere organizzazioni neofasciste.

Mentre il Paese ricorda la sconfitta dell'oppressione fascista, le manifestazioni hanno evidenziato le sfide contemporanee: la lotta contro l'intolleranza, la difesa della democrazia e la memoria storica. Meloni ha concluso che «l'amore per la libertà è l'unico antidoto contro ogni forma di totalitarismo», richiamando il valore della coesione nazionale.