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Israele: coccodrilli attorno alle carceri per scoraggiare le evasioni

AUTORE: Redazione Novrium //
Israele: coccodrilli attorno alle carceri per scoraggiare le evasioni
Il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir ha lanciato un piano controverso per utilizzare coccodrilli del Nilo attorno alle carceri, in particolare il carcere di Ketziot, per scoraggiare le evasioni dei detenuti palestinesi. La decisione segue la riclassificazione dei rettili da animali selvatici a «fauna allevata in cattività» da parte della ministra dell’Ambiente Idit Silman, che ha aperto la strada all’impiego dei coccodrilli per fini di sicurezza.

La modifica normativa ha suscitato polemiche, con l’Autorità per la Natura e i Parchi che ha espresso forte opposizione, sottolineando che gli animali devono essere protetti e non utilizzati come strumento di repressione. Il piano, ispirato all’«Alligator Alcatraz» statunitense, prevede l’allestimento di fossati con coccodrilli per creare un deterrente naturale, una misura che molti definiscono estrema e inumana.

Ben-Gvir, leader dell’estrema destra israeliana con un passato di condanne per incitamento al razzismo, ha presentato il progetto come parte di una strategia di sicurezza. Le organizzazioni per i diritti umani denunciano abusi sistematici nelle prigioni israeliane, dove la Convenzione di Ginevra viene spesso violata. La proposta di legge per la pena di morte obbligatoria per i palestinesi condannati per attacchi contro israeliani si inserisce in un quadro di repressione.

La comunità internazionale ha reagito con preoccupazione, evidenziando un doppio standard geopolitico. L’Unione Europea non ha emesso condanne formali, suscitando critiche per il silenzio sulle politiche israeliane. Il dibattito solleva questioni filosofiche sulla «banalità del male» e la riduzione dei detenuti a «nuda vita», con il rischio di normalizzare pratiche estreme attraverso procedura burocratica.