Mentre Israele si prepara alle elezioni di martedì, la campagna elettorale appare dominata da una figura che, pur non essendo sul palco, è al centro di ogni discorso: Benjamin Netanyahu. Al comizio di Modi'in, tra i sostenitori dell'ex generale Gadi Eisenkot, leader dell'opposizione e capo del partito Yashar, il nome del premier resta sottinteso in ogni frase. Eisenkot, figlio di una famiglia ebraica marocchina di classe operaia, ha costruito la sua proposta sul contrasto con lo stile del leader del Likud, invocando un Paese senza menzogne, responsabilità e limiti di mandato per il primo ministro.
La sensazione diffusa tra gli elettori è che il confronto si giochi soprattutto tra due blocchi: quello di Netanyahu e quello degli anti-Netanyahu. Anche a destra il quadro ruota attorno al premier. L'esponente di Otzma Yehudit Yishai Fleisher descrive Netanyahu come un leader da orientare verso destra, mentre il leader del partito Potere ebraico Itamar Ben-Gvir chiede più insediamenti in Cisgiordania e misure più dure contro i palestinesi.
La strategia comunicativa di Netanyahu punta a delimitare il terreno dello scontro. Nei manifesti elettorali il premier si presenta come alternativa tra la destra e la Palestina, contrapponendo il proprio volto ai leader dell'opposizione e ai rappresentanti dei partiti arabi, che rappresentano circa un quinto della popolazione. Nelle ultime settimane la questione principale è stata se l'opposizione ebraica possa stringere un accordo parlamentare con i partiti arabi, che finora sono stati esclusi dai governi.
Il clima della campagna si è ulteriormente surriscaldato dopo un episodio di grave tensione: un esponente vicino al premier su un canale televisivo ha definito Eisenkot una scimmia, un insulto razzista che ha suscitato forti critiche. Nel frattempo, un attacco mortale vicino a Hebron e la prospettiva di nuove operazioni militari in Cisgiordania riportano al centro il tema della sicurezza.
Secondo diversi osservatori, il bilancio politico del premier è fortemente segnato dal 7 ottobre 2023, data che molti indicano come svolta nella sua popolarità. Il commentatore Ben-Dror Yemini sostiene che l'opinione pubblica israeliana sia cambiata profondamente e che il voto rappresenti un giudizio sulla leadership di Netanyahu. Allo stesso tempo, Yemini ricorda che il premier ha già superato sondaggi sfavorevoli in passato e che il risultato dipende soprattutto dalla capacità del suo blocco di ottenere una maggioranza.
Un altro nodo riguarda il rapporto tra sicurezza ed esigenze elettorali. Alcuni commentatori temono che una crisi militare con l'Iran possa essere usata come strumento per modificare il quadro politico interno, anche se si tratta di un'ipotesi non verificata. In questo contesto, il capo di stato maggiore Eyal Zamir avrebbe chiesto che il voto si svolga senza interferenze, esprimendo preoccupazione per le conseguenze di una nuova guerra sul processo elettorale.
La scelta di Netanyahu di puntare quasi esclusivamente sulla propria figura, lasciando in ombra ministri che hanno guidato le riforme negli ultimi anni, viene letta da molti come un segnale di difficoltà. Il dibattito, osservano gli analisti, rischia di concentrarsi più sulla paura e sulla contrapposizione identitaria che sul bilancio dell'azione di governo.
Il voto di martedì, dunque, non sarà soltanto una competizione per i seggi alla Knesset, ma un giudizio più ampio sulla leadership di Netanyahu e sulla tenuta delle istituzioni democratiche di fronte a una stagione di tensioni interne ed esterne.
Israele al voto: Netanyahu riuscirà nel suo ultimo colpo politico?
AUTORE: Redazione Novrium //
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FONTI_&_RIFERIMENTI:
- • https://www.theguardian.com/news/ng-interactive/2026/oct/24/divided-israel-election-benjamin-netanyahu
- • https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/10/24/elezioni-israeliane-netanyahu-iran-notizie/8547811/
- • https://www.france24.com/en/tv-shows/spotlight/20261023-netanyahu-weighs-west-bank-operation-ahead-of-elections-politically-it-will-not-help-anybody