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Israele al voto, Eisenkot avanti su Netanyahu ma nessuno ha la maggioranza

AUTORE: Redazione Novrium //
Israele al voto, Eisenkot avanti su Netanyahu ma nessuno ha la maggioranza
Israele va alle urne per le prime elezioni politiche dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e tre anni di guerra. Sono chiamati al voto circa 7,3 milioni di elettori, con 37 partiti in corsa e 12mila seggi aperti dalle 7 alle 22, ora locale. La sfida principale è tra Benjamin Netanyahu, leader del Likud e premier da 18 anni in tre diversi periodi, e Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore e fondatore del partito Yashar.

Secondo gli ultimi sondaggi, Yashar è in testa con 22-23 seggi, davanti al Likud accreditato di 19-21 seggi. Netanyahu punta al settimo mandato contando sugli alleati di estrema destra Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich e sugli ultraortodossi dello Shas. Il 60% degli israeliani si dice favorevole a un governo di unità nazionale, ma nessuno dei due schieramenti sembra in grado di raggiungere da solo i 61 seggi necessari per la maggioranza nella Knesset di 120 membri.

Eisenkot guida il cosiddetto blocco del cambiamento, insieme agli ex premier Naftali Bennett e Yair Lapid, uniti nella lista Insieme. Eisenkot, che ha perso un figlio e due nipoti in combattimento a Gaza, è uscito dal governo di emergenza dopo un anno, criticando duramente la conduzione della guerra, ed è promotore di una commissione d'inchiesta sul massacro del 7 ottobre.

A complicare il quadro ci sono i temi che hanno diviso la società israeliana: la leva degli ultraortodossi, le riforme giudiziarie volute da Netanyahu, la sicurezza e la guerra su sette fronti, con la sfida all'Iran che incombe sull'intero Medio Oriente. A sinistra, Yair Golan guida i Democratici, mentre il partito arabo Ra'am e la Lista unita potrebbero diventare l'ago della bilancia, anche se allearsi con loro resta un tabù per molti partiti.

Le difficoltà non riguardano solo i partiti. Decine di migliaia di israeliani residenti all'estero stanno rientrando nel Paese per votare, circa 80mila secondo le stime, dato che Israele non consente il voto dall'estero se non per il personale delle missioni diplomatiche. L'organizzazione Fly & Vote, finanziata con donazioni private, ha noleggiato un volo per chi vive in Portogallo e acquistato blocchi di biglietti dall'area di New York, con i passeggeri che pagano il proprio posto. Anche le compagnie commerciali hanno ripreso i collegamenti, con El Al, United, Delta, Lufthansa e British Airways.

Gli esperti avvertono che il risultato potrebbe incidere sulla direzione politica, economica e della sicurezza del Paese per gli anni a venire, ma anche mostrare quanto la società israeliana sia profondamente divisa. Le urne decideranno se la lunga era Netanyahu proseguirà o se si aprirà una nuova fase.