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Dl Sicurezza: incentivi agli avvocati per i rimpatri, polemiche e dissociazioni

AUTORE: Redazione Novrium //
Dl Sicurezza: incentivi agli avvocati per i rimpatri, polemiche e dissociazioni
Il decreto sicurezza approvato dal Senato prevede un emendamento che introduce un compenso di 615 euro per gli avvocati che assistono i migranti nei rimpatri volontari. La norma, inserita nella fase finale del testo, ha scatenato forti critiche da parte del Consiglio nazionale forense (Cnf), che si è dissociato, definendo la misura incompatibile con i principi della professione legale. Il Cnf ha sottolineato di non essere mai stato interpellato durante l’iter parlamentare e ha chiesto al Parlamento di eliminare il coinvolgimento dell’organismo.

L’emendamento prevede che i fondi per i pagamenti siano erogati dal Ministero dell’Economia, con 246mila euro per il 2026 e 492mila euro annui per i successivi due anni. La norma ha suscitato reazioni dure anche da parte delle opposizioni, che hanno paragonato la misura all’Ice di Trump, accusando la maggioranza di incentivare i legali a favorire i rimpatri a scapito dei diritti dei migranti. Il Pd e +Europa hanno definito la norma "gravissima" e "incostituzionale", sottolineando il rischio di compromettere la libertà di difesa degli assistiti.

L’Organismo congressuale forense ha proclamato lo stato di agitazione, denunciando che la norma stravolge il ruolo dell’avvocato, che dovrebbe garantire una difesa indipendente. Le Camere penali hanno attaccato la previsione, definendola incompatibile con la Costituzione e la deontologia forense. Anche il Movimento 5 Stelle ha criticato la misura, accusando il governo di violare lo Stato di diritto e di ridurre gli spazi per un’analisi equa delle richieste dei migranti.

Il decreto, ora all’esame della Camera, ha suscitato dibattiti su come le politiche di sicurezza possano influenzare l’equilibrio tra diritti individuali e obiettivi governativi. Il Cnf ha chiesto modifiche per tutelare i principi dell’avvocatura, mentre le opposizioni continuano a denunciare un approccio che privilegia la propaganda sulla protezione dei diritti fondamentali.