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Crisi umanitaria nel Medio Oriente: milioni di sfollati e attacchi su rifugiati e sanità

AUTORE: Redazione Novrium //
Crisi umanitaria nel Medio Oriente: milioni di sfollati e attacchi su rifugiati e sanità
La situazione umanitaria nel Medio Oriente si è aggravata con nuovi attacchi israeliani che hanno costretto milioni di persone a lasciare le proprie case. Nella regione del Libano, i rifugiati palestinesi, che vivono in campi da decenni, sono nuovamente costretti a fuggire a causa dei bombardamenti israeliani. Manal Matar, residente nel campo di Rashidieh, ha descritto l'esperienza di fuga con la famiglia in seguito agli attacchi del 2 marzo, riferendo di esplosioni che hanno reso la vita insostenibile. Il conflitto ha ripetuto il ciclo di spostamenti forzati, con le famiglie che cercano rifugio in campi come Beddawi a Tripoli.

Nel frattempo, gli attacchi israeliani hanno colpito aree civili a Beirut e nel sud del Libano, causando oltre un milione di sfollati. Le autorità locali hanno registrato più di 130.000 persone in 600 rifugi provvisori, mentre l'esercito israeliano ha emesso ordini di evacuazione su vasta scala. L'offensiva terrestre annunciata dal ministro della difesa Israel Katz ha aumentato l'incertezza per chi vive nelle aree interessate, con il rischio di non poter tornare a casa fino a quando non sarà garantita la sicurezza nel nord israeliano.

La sanità locale è stata particolarmente colpita, con attacchi a centri medici che hanno causato vittime tra i medici e i paramedici. Un bombardamento in un centro sanitario a Burj Qalaouiyah ha ucciso 12 operatori sanitari, tra cui dottori e infermieri, che erano in servizio. L'Organizzazione mondiale della sanità ha denunciato l'attacco, sottolineando che i centri medici sono protetti dal diritto internazionale. Il ministro della salute libanese ha espresso preoccupazione per l'impatto su migliaia di feriti, accusando Israele di violare i trattati di Ginevra.

Nel frattempo, nel Gaza, gli attacchi israeliani hanno causato 12 vittime, tra cui una donna incinta e poliziotti. Nonostante un accordo di cessate il fuoco, i bombardamenti continuano, con il numero di morti che supera i 650. L'apertura del varco di Rafah con l'Egitto è stata limitata, permettendo solo il transito di passeggeri e non di merci, aggravando la crisi umanitaria. Le famiglie colpite dal conflitto parlano di un'insicurezza persistente, con molti che considerano l'idea di lasciare le aree colpite.