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Quattro braccianti bruciati vivi in Calabria, due fermati

AUTORE: Redazione Novrium //
Quattro braccianti bruciati vivi in Calabria, due fermati
Quattro braccianti pakistani sono stati uccisi bruciati vivi in un minivan a Amendolara, nel Cosentino, in un episioio che ha sconvolto l'intera regione. Due cittadini pakistani sono stati arrestati per omicidio plurimo e pluriaggravato, dopo che le telecamere di videosorveglianza del distributore di carburante dove è avvenuto il crimine hanno ripreso la dinamica della strage. Gli investigatori della Squadra Mobile di Cosenza hanno identificato i due responsabili grazie alle immagini che mostrano i sospetti che versavano benzina nell'abitacolo e bloccavano le portiere per impedire alle vittime di uscire.

Un sopravvissuto, un afgano regolarmente in Italia, ha raccontato agli inquirenti che i quattro migranti, tre pakistani e un quarto connazionale, avevano rifiutato di pagare un trasporto, causando una reazione violenta dei presunti caporali. Secondo il testimone, i killer avrebbero minacciato i braccianti con coltelli e pistole, e il movente dell'omicidio sarebbe legato a un conflitto per il pagamento del lavoro nei campi. Le vittime, che raccoglievano fragole tra Calabria e Basilicata, avevano denunciato di non essere mai state retribuite, ricevendo solo cibo e alloggio.

Le immagini delle telecamere hanno registrato i due fermati che si alternavano per versare il combustibile, poi hanno visto una fiammata improvvisa mentre fuggivano a piedi. Il sopravvissuto, con ustioni gravi, ha descritto l'orribile scena: «Hanno gettato la benzina e poi un accendino». Le autorità stanno indagando per verificare se sia presente una «grande mafia del Pakistan» che sfrutta i migranti in condizioni di schiavitù.

Le reazioni sono state immediatamente dure: il vescovo Francesco Savino ha denunciato il «silenzio sporco delle convenienze», mentre il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto ha definito l'evento «disumano». I sindacati chiedono misure concrete per contrastare lo sfruttamento dei lavoratori stagionali, spesso migranti, che vivono in condizioni di estrema precarietà nelle campagne.