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Mamma e figlia avvelenate con la ricina: svelato il movente

AUTORE: Redazione Novrium //
Mamma e figlia avvelenate con la ricina: svelato il movente
Le indagini sul duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, avvelenate con la ricina a dicembre a Pietracatella, hanno registrato una svolta cruciale. Gli inquirenti hanno identificato un movente legato a tensioni familiari e individuato cinque sospetti tra i parenti. La cugina del marito, Laura Di Vita, è al centro dell'attenzione per le incongruenze nelle sue dichiarazioni. Gli accertamenti su telefoni e dispositivi della casa potrebbero chiarire i fatti.

Ieri è stata convocata nuovamente in questura, in presenza della procuratrice Elvira Antonelli, per ulteriori interrogatori. Le testimonianze di altri familiari, tra cui il fratello del marito di Antonella, hanno rivelato contraddizioni. La famiglia ha mantenuto una posizione compatta, sostenendo la tesi dell'incidente nonostante le analisi confermino l'avvelenamento. Alcuni parenti, invece, attendono ulteriori sviluppi senza accusare nessuno.

L'inchiesta procede per omicidio aggravato e omicidio colposo nei confronti di cinque medici dell'ospedale Cardarelli di Campobasso. Gli investigatori stanno analizzando le chat e la cronologia dei dispositivi elettronici, nonché i router della casa, per individuare accessi non autorizzati. Il veleno, estratto artigianalmente dai semi del ricino, è stato trovato in un ambiente familiare.

La tragedia ha scatenato preoccupazione nella comunità locale. Le indagini continuano a cercare conferme sulle motivazioni e sul ruolo di ciascun sospetto. La vicenda rimane un caso complesso, con elementi che collegano il crimine a dinamiche interne alla famiglia e a possibili errori medici.

Il caso ha suscitato dibattito su come gestire i rischi legati a sostanze tossiche e sulla responsabilità delle istituzioni. Gli inquirenti sperano di ottenere risposte definitive nelle prossime settimane, grazie all'analisi di nuove prove.