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Sopravvissuta all’alluvione in Nepal: la storia di Valentina Piccinini

AUTORE: Redazione Novrium //
Sopravvissuta all’alluvione in Nepal: la storia di Valentina Piccinini
Un’italiana ha raccontato il terrore e la fortuna di essersi salvata durante l’alluvione in Nepal, dove un’immensa nube marrone di fango e detriti ha travolto un gruppo di turisti. Valentina Piccinini, originaria di Torino, era in un bus con dodici persone dirette al monte Kailash per un pellegrinaggio quando ha visto la valanga avvicinarsi. «Ho sentito un boato immenso e mi sono messa a correre, ma ho inciampato e perso la ciabatta. Non vedevo altro che la nube che mi veniva addosso», ha ricordato. L’autista ha aperto le porte e tutti si sono messi a fuggire a piedi.

Durante la fuga, Valentina si è separata dal gruppo e si è arrampicata sulle montagne, dove ha incontrato un militare che l’ha guidata. «Senza l’aiuto dei nepalesi non sarei qui», ha sottolineato. La sua guida, Tashi, ha rischiato la vita per cercarla, e un uomo locale le ha prestato il cellulare per contattare i soccorritori. Dopo essere stata salvata, è stata portata a Katmandu per ottenere documenti di viaggio di emergenza.

Il padre di Valentina, Michele, ha espresso sollievo ma anche tristezza per le vittime. «Dire che siamo felici non è opportuno, visto ciò che è successo a tanti altri», ha detto. Il gruppo di turisti, composto da 27 persone, è riuscito a sopravvivere grazie agli sforzi dei soccorritori e alla collaborazione con i locali. L’alluvione, causata dal collasso di un ghiacciaio, ha provocato numerose vittime e danni ingenti.

Stefano Lotumolo, il compagno di Valentina, ha condiviso le sue esperienze su Instagram, mostrando le immagini della devastazione. «Tutto questo è derivato dal cambiamento climatico», ha sottolineato, criticando l’inerzia globale. I soccorsi sono stati ritardati dalle condizioni meteo, ma dopo un giorno di attesa, gli elicotteri hanno raggiunto la zona. Valentina e Stefano stanno preparando il rientro in Italia, pur avendo perso tutti i documenti e i propri effetti personali.

L’evento ha lasciato un segno profondo sui sopravvissuti, che descrivono la tragedia come un mix di terrore e fortuna. «Siamo salvi per volontà divina», hanno dichiarato, riferendosi alla collaborazione tra i turisti e i residenti locali. L’incidente ha messo in luce la vulnerabilità delle aree montane e la necessità di misure di prevenzione, specialmente in contesti sensibili come il confine tra Nepal e Tibet.