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Sciopero a oltranza dei lavoratori ex Ilva: bloccati accessi e richieste di garanzie

AUTORE: Redazione Novrium //
Sciopero a oltranza dei lavoratori ex Ilva: bloccati accessi e richieste di garanzie
I lavoratori dell'ex Ilva, diretti e indiretti, hanno proclamato uno sciopero a oltranza di 24 ore, bloccando accessi alla raffineria Eni e alla statale 106 a Taranto. L'iniziativa, decisa durante un'assemblea mattutina, coinvolge anche Genova e Novi Ligure, dove i dipendenti hanno manifestato per chiedere garanzie sul loro futuro. I sindacati Fim, Fiom, Uilm e Usb lamentano che il decreto legge in arrivo non soddisfi le richieste, limitandosi alla cassa integrazione senza affrontare questioni come l'esposizione a sostanze nocive o la decarbonizzazione dell'azienda.

La mobilitazione si è estesa a diverse aree, con cortei e blocchi stradali. A Taranto, i lavoratori hanno occupato un tratto della strada statale 106, mentre a Genova si sono riuniti davanti all'ex Ilva di Cornigliano. La sindaca Silvia Salis ha partecipato al corteo, sottolineando la necessità di evitare la chiusura degli stabilimenti. I sindacati chiedono un piano industriale che includa investimenti per la transizione ecologica e misure sociali per proteggere i dipendenti.

L'assemblea a Taranto ha visto la partecipazione di centinaia di operai, preoccupati per il destino dell'azienda e della loro occupazione. I rappresentanti sindacali hanno annunciato l'autoconvocazione a Bari e Roma se il governo non risponderà alle loro richieste entro la fine della giornata. La decisione di intensificare la protesta è arrivata dopo l'annuncio della sospensione delle attività produttive a Taranto, Genova e Novi Ligure, prevista per novembre.

I lavoratori esigono interventi concreti, come la creazione di una società pubblica per gestire la transizione e la protezione della salute. Le proteste, iniziate alle prime luci dell'alba, hanno visto la presenza di mezzi pesanti e di rappresentanti locali. I sindacati insistono sulla necessità di un ruolo attivo dello Stato per garantire un futuro sostenibile per l'industria e i dipendenti, evitando lo sfratto di migliaia di lavoratori.