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Pescherecci fermi per protesta contro il caro carburanti

AUTORE: Redazione Novrium //
Pescherecci fermi per protesta contro il caro carburanti
I pescherecci italiani restano fermi nei porti in segno di protesta contro il rincaro del gasolio, che ha reso inattuabile l'attività di pesca per molte imbarcazioni. La mobilitazione, nata autonomamente nelle marinerie, ha trovato un momento di sintesi con l'annuncio del governo che ha stanziato 10 milioni di euro a fondo perduto per sostenere il settore.

La crisi è aggravata dai costi energetici che rappresentano fino al 60% delle spese operative per le imprese ittiche. Un peschereccio a strascico di medie dimensioni sostiene spese aggiuntive annue che arrivano a 45mila euro a causa del rialzo del prezzo del carburante. La situazione è particolarmente critica in alcune aree, dove l'accesso al gasolio è limitato e le consegne di pesce fresco sono state interrotte dai blocchi degli autotrasportatori.

Il Consiglio dei Ministri ha deciso di erogare un contributo pari al 10% della spesa sostenuta dai pescatori tra giugno e metà ottobre. L'iniziativa è stata accolta con soddisfazione da associazioni e sindacati, che hanno sottolineato la necessità di un intervento immediato per garantire la sostenibilità economica del settore. «Siamo vicini alle difficoltà dei nostri pescatori e siamo soddisfatti che siano state accolte le nostre richieste», ha dichiarato un rappresentante di Confcooperative.

Tuttavia, i problemi non sono ancora risolti. Le imbarcazioni restano ferme per protesta e si teme un impatto negativo sulla produzione ittica nazionale. La presidente dell'associazione armatori ha espresso preoccupazione per la durata del fermo, che ha limitato le attività di pesca a pochi giorni al mese, con costi che continuano a crescere.