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Flotilla: Attivisti raccontano torture israeliane, indagini in corso in Italia

AUTORE: Redazione Novrium //
Flotilla: Attivisti raccontano torture israeliane, indagini in corso in Italia
La Flotilla di solidarietà con Gaza ha visto il ritorno in Italia di diversi attivisti dopo essere stati detenuti e torturati dalle forze israeliane. Dario Carotenuto e Alessandro Mantovani, tra i primi a rientrare, hanno descritto violenze fisiche, abusi sessuali e condizioni inumane subite in un campo di concentramento galleggiante. Gli attivisti, bloccati in acque internazionali, sono stati trasferiti in un container dove sono stati sottoposti a percosse, privazioni di cibo e acqua, e minacce con armi. Il ministro israeliano Itamar Ben-Gvir è apparso in un video a deridere i detenuti, un atto che ha scatenato indignazione internazionale.

Altri 16 italiani sono arrivati in Italia nei giorni successivi, mentre 12 attivisti restano in detenzione. Il pm Stefano Opilio ha aperto nuove indagini per sequestro di persona, tortura e violenza sessuale, integrando le testimonianze degli attivisti rientrati. La procura ha chiesto una rogatoria internazionale per approfondire i fatti, mentre il team legale della Flotilla denuncia la violazione dei diritti umani. L’Italia ha espresso preoccupazione per le accuse, ma Israele ha negato qualsiasi abuso, affermando che nessuno è stato ferito.

Gli attivisti australiani, tra cui Zack Schofield, hanno riferito di essere stati tenuti in detenzione per 80 ore senza cibo né acqua. Il padre di una delle donne detenute ha descritto episodi di violenza psicologica e fisica, smentendo le affermazioni del rappresentante israeliano in Australia. Il ministro australiano Tanya Plibersek ha condannato il comportamento di Ben-Gvir come «disgraziato», chiedendo una risposta più forte dal governo. I membri della Flotilla hanno lanciato un appello per interrompere gli accordi con Israele e smettere di fornire armi.

La Farnesina ha confermato il trasferimento degli attivisti da Ketziot a Eilat per il rimpatrio via charter turco. Le autorità italiane stanno monitorando la situazione, mentre le mobilitazioni globali continuano a pressare i governi per un intervento. I casi delle missioni precedenti, tra cui quella del 29 aprile, sono già sotto inchiesta, con accuse di tortura e danneggiamento di imbarcazioni. L’attenzione internazionale si è concentrata sulle accuse di torture sistematiche, con l’obiettivo di ottenere giustizia per i detenuti.